Elenco delle storie
PARMA - LE BARRICATE
In seguito alla strage di Ravenna del luglio 1922, le squadracce fasciste uccisero 10 persone inermi e le quattro organizzazioni sindacali italiane decisero di indire uno sciopero generale a partire dal I° agosto contro le violenze dei fascisti che nel corso dell’anno si erano resi responsabili di vari fatti di sangue. L’intervento del governo sulle organizzazioni sindacali portò alla cessazione dello sciopero nazionale alla fine del secondo giorno.
Le squadre di Italo Balbo a Parma
Ma Parma non mollò e decise di proseguire con lo sciopero. La Direzione del partito fascista chiamò allora a raccolta i fascisti della città per un’azione punitiva, ma l’adesione fu decisamente scarsa, per la preoccupazione di scontrarsi con gli Arditi di Picelli. Venne allora invitato ad intervenire Italo Balbo con le sue squadre.
Il terzo giorno di sciopero, mentre affluivano a Parma migliaia di fascisti in armi, nell’Oltretorrente e in Borgo del Naviglio si organizzavano le barricate da parte degli scioperanti coordinati dagli Arditi del Popolo. Nel contempo gli scioperanti riuscirono ad ottenere un incontro col prefetto Fusco, al quale chiesero di espellere dalla città le bande fasciste. Il prefetto annunciò che, se i sindacati avessero revocato lo sciopero, i fascisti sarebbero stati evacuati. In realtà il giorno dopo il Questore affermò di non poter controllare i fascisti e invitò gli scioperanti a fuggire. I fascisti attaccarono Borgo del Naviglio ritenendolo il più vulnerabile, ma senza risultati.
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Barricata eretta in Via della Salute | Barricate in via Bixio, agosto 1922 |
Nel frattempo Italo Balbo, giunto a Parma la notte del 3, si recò dal Prefetto con 100 militi armati di moschetto e chiese che entro le 12 venissero demolite le barricate, o lui sarebbe intervenuto con le armi. Il prefetto, con il sindaco e altri notabili, accettarono l'ultimatum, ma chiesero una dilazione sino alle 14. L’esercito, su ordine del Prefetto, si posizionò di fronte delle barricate, ma allo scadere dell’ultimatum gli scioperanti non si mossero e l’esercito non intervenne, anzi in alcuni casi solidarizzò con gli scioperanti. L’esercito venne ritirato e i fascisti iniziarono a sparare contro le barricate e a colpire con cecchini appostati sui campanili delle chiese.
Il quinto giorno di sciopero continuarono le sparatorie con caduti e feriti da entrambe le parti, ma le barricate restarono in piedi. I morti aumentavano (si parla di 30 morti nelle file fasciste), gli scioperanti non cedevano e i fascisti temevano di non riuscire ad aver ragione di quel gruppo di rivoltosi. Nella notte del 5 il generale filofascista Lodomez informò Balbo che l’autorità militare aveva deciso di diventare arbitro della situazione.
Alle 2 di notte del sesto giorno, Balbo emise un ordine di servizio nel quale dichiarò che, per evitare scontri con l’esercito, le sue squadre avrebbero deposto le armi e lasciato Parma entro le ore 12. L’ordine fu eseguito e le squadre scaricarono la loro rabbia sui paesi vicini tra i quali Montechiarugolo. Nel contempo l’esercito si preparò ad occupare l’Oltretorrente, gli scioperanti decisero di non opporsi e accolsero i militari con applausi.
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Data creazioneGiovedì, 21 Maggio 2020
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Ultima modificaGiovedì, 06 Giugno 2024